Turismo del vino : accoglienza, ambientazione, abbinamento vino-cibo. Così un enoturista valuta una cantina

L’Italia non solo è tra i maggiori produttori di vino al mondo, ma è anche patria della più antica tradizione vinicola a cui oggi si ricollega un turismo anch’esso di fama mondiale. Una spesa di oltre 2,5 miliardi di euro e oltre 10 milioni di arrivi nello scorso anno che fanno pensare di poter toccare il tetto di 12 milioni di visite enoturistiche nel 2017. Sono questi i numeri del turismo del vino, in crescita lenta ma costante, presentati all’ultima Bit di Fiera Milano da Città del Vino e Università di Salerno, che anticipa anche la nuova alleanza tra la rete dei 450 Comuni italiani a vocazione vitivinicola e il Movimento Turismo del Vino.
Oggi attraverso il vino si esprime anche  l’identità di un territorio rendendo una località appetibile come meta turistica e questo anche grazie ai social network che permettono di stimolare la curiosità e l’interesse per determinate località e determinati tipi di esperienza.

Il successo dell’enoturismo è stato aiutato soprattutto dall’attuale modo di concepire il viaggio e il cibo. Oggi infatti il viaggio è breve, spesso a medio raggio e intraregionale. Si organizza da soli o attraverso i consigli di guide specializzate e di internet, avviene in ogni momento dell’anno e in esso si ricerca qualità e contatto umano. Tutto questo si traduce in soggiorni brevi in cui l’attività principale è la degustazione seguita dalla visita guidata della cantina e dei vigneti e l’assaggio di prodotti tipici.
Il turista del vino si definisca prevalentemente un “amante” o “curioso”del vino, generalmente è un uomo di età compresa tra i 30 e i 50 anni, auto munito e con un livello di studio medio alto. In aumento  anche le coppie senza figli che amano “evadere” dalla città per rifugiarsi in questo tipo di esperienza. Il mese prediletto per intraprendere questo tipo di viaggio è maggio e la somma che i turisti si concedono è di circa 150 euro al giorno.
L’enoturista italiano ha un diverso modo di concepire il viaggio rispetto a quello straniero: l’enoturista italiano preferisce organizzare da solo il viaggio e l’itinerario dedicando ad esso un solo giorno o al massimo due, mentre l’enoturista straniero preferisce affidarsi a tour operator specializzati e concedere a questo tipo di esperienza almeno 3-4 giorni. I paesi stranieri maggiormente interessati al turismo del vino sono Germania e Stati Uniti ma anche Brasile, Australia e Cina.

Si sceglie di fare turismo del vino poiché si ricerca con esso un’esperienza di svago ma che sia allo stesso tempo un’opportunità di crescita personale e di arricchimento. E poiché oggi le persone sono sempre più informate e incuriosite da questo settore ed ogni vino è diverso ed unico per gusto e provenienza, occorre che le aziende produttrici studino una buona e attenta strategia di marketing così da poter conseguire il massimo profitto.

Ma quali sono i principali fattori sui quali i clienti-visitatori concentrano la propria attenzione e li portano a giudicare positivamente una cantina?
L’accoglienza, l’ambientazione, le informazioni ricevute sui vini e l’abbinamento cibo-vino.

È quanto emerge da un’indagine online condotta su un campione di 381 giudizi su 246 cantine, espressi da 274 partecipanti a uno o più eventi organizzati dal Movimento Turismo del Vino (Mtv), nel corso del 2016, nei mesi di maggio, novembre e dicembre. Secondo l’indagine, presentata al Vinitaly 2017 da Mtv e realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, il giudizio sulla soddisfazione complessiva (in una scala da 0 a 10) è stato di 7,81 mentre le componenti del servizio che hanno registrato il maggior apprezzamento sono state la location/ambientazione (8,38), la facilità a raggiungere l’evento (7,98) e i servizi igienici (7,84).
All’ultimo posto, con una valutazione di 7,28, si colloca l’abbinamento cibo/vino. “Non sorprende che il dato più basso sia legato proprio a cibo e vino – osserva il presidente di Mtv, Carlo Pietrasanta – perché ad oggi non è ancora possibile somministrare in cantina prodotti del territorio non cucinati. Ci auguriamo che il disegno di legge sull’enoturismo venga al più presto approvato, affinché si riesca a colmare un gap legislativo che incide negativamente sul settore e sul suo indotto”.

I risultati del questionario, prosegue Pietrasanta, “confermano comunque che la cultura della ricezione turistica è ormai parte del Dna delle nostre 900 cantine associate; uno strumento legislativo che regoli finalmente l’enoturismo potrebbe essere ancora di più un’opportunità per migliorare la conoscenza e gli approcci diretti al vino, ma anche per accrescere il fatturato con la vendita diretta e il coinvolgimento privilegiato del consumatore in quella che è davvero una wine experience”. Fidelizzazione, percezione di una maggior qualità del prodotto e maggiore propensione all’acquisto sono le componenti del servizio che più di altre contribuiscono – come evidenzia l’indagine – alla soddisfazione complessiva.

MOVIMENTO TURISMO DEL VINO L’Associazione Movimento Turismo del Vino è un ente non profit ed annovera circa 900 fra le più prestigiose cantine d’Italia, selezionate sulla base di specifici requisiti, primo fra tutti quello della qualità dell’accoglienza enoturistica. Obiettivo dell’associazione è promuovere la cultura del vino attraverso le visite nei luoghi di produzione. Ai turisti del vino il Movimento vuole, da una parte, far conoscere più da vicino l’attività e i prodotti delle cantine aderenti, dall’altra, offrire un esempio di come si può fare impresa nel rispetto delle tradizioni, della salvaguardia dell’ambiente e dell’agricoltura di qualità.

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